Long Covid: i dati più significativi del primo studio prospettico multicentrico

Le alterazioni funzionali dell’olfatto rappresentano una delle manifestazioni sintomatologiche più comuni della sindrome da Long Covid, una percentuale tra il 20% e il 25% di questi pazienti lamenta disturbi dell’olfatto anche dopo un anno dall’infezione. Ma non solo il 50% dei pazienti ha manifestato cefalea e il 56,7% confusione mentale. Sono i dati messi in rilievo da uno studio condotto su 152 pazienti, pubblicato sulla rivista scientifica “Brain Sciences”.

Lo studio, coordinato dalla Arianna Di Stadio, Professore Associato di Otorinolaringoiatria presso l’Università di Catania e firmato da esperti internazionali quali Michael J. Brenner, Professore Associato di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Testa-Collo presso l’Università del Michigan e Evanthia Bernitsas, Professore Associato di Otorinolaringoiatria e Direttrice del Centro per la sclerosi multipla della Wayne State University di Detroit, ha visto in prima linea Angelo Camaioni, Direttore del Dipartimento Testa-Collo e della Uoc Otorinolaringoiatria dell’Ao San Giovanni-Addolorata, coadiuvato da Pietro De Luca, Medico in Formazione Specialistica in Otorinolaringoiatria.

I dettagli

Lo studio trasversale multicentrico ha arruolato 152 adulti che riferivano disfunzione olfattiva afferenti a 3 centri terziari specializzati in disturbi olfattivi da Covid. Criteri di inclusione sono stati l’alterazione olfattiva dopo l’infezione persistenti per oltre 6 mesi, età maggiore di 18 anni e inferiore a 65 anni.

E’ emerso che 50 pazienti (32,8%) presentavano anosmia, 25 (16,4%) iposmia, 10 (6,6%) parosmia/cacosmia e 58 pazienti (38,2%) una combinazione di iposmia e parosmia. Sette pazienti (4,6%) soffrivano esclusivamente di cefalea e due (1,4%) avevano cefalea e confusione mentale come sintomi d’esordio. In particolare la cefalea è stata segnalata da 76 pazienti (50%) e la confusione mentale da 71 (46,7%).

L’alterazione dell’olfatto e il coinvolgimento cognitivo sono caratteristiche comuni della sindrome da Long Covid – ha spiegato Angelo Campioni – La confusione mentale spesso descritta come ‘brain fog’, potrebbe influenzare l’olfatto alterando il ricordo degli odori o attraverso un meccanismo condiviso di neuroinfiammazione. Abbiamo indagato la confusione mentale, la cefalea, e la funzione cognitiva in pazienti adulti con disfunzione olfattiva persistente dopo infezione da Sars-CoV-2”.

Dallo studio sono stati quindi esclusi pazienti con alterazione dell’olfatto, cefalea, o disturbi mnemonici precedenti all’infezione. I pazienti sono stati esaminati tramite esame olfattometrico, esame endoscopico nasale, scale di valutazione delle cefalea, valutazione della cognitivi, Mini Mental State Examination (Mmse). La disfunzione olfattiva è stata stratificata e classificata in base alla severità del deficit e in base alla presenza o meno di distorsione dell’olfatto (parosmia, cacosmia). I dati inerenti l’olfatto, la cefalea, la confusione, ed il Mmse sono stati analizzati per valutare eventuali connessioni.

I pazienti che riferivano cefalea, confusione mentale, o entrambe – scrivono gli autori dello studio – mostravano un rischio significativamente maggiore di soffrire di anosmia e/o iposmia se confrontati con la controparte senza sintomi neurologici. Nessuno dei pazienti ha riportato un punteggio ridotto al Mmse. Nella nostra coorte di pazienti post-Covid-19 con sintomi olfattivi persistenti oltre i 6 mesi, la cefalea e il coinvolgimento cognitivo erano associati con deficit olfattivi più severi, coerentemente con meccanismi neuroinfiammatori mediatori di una varietà di sintomi nei pazienti con sindrome Long Covid”.

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