Ospedali: -20% di ricoveri nel 2020, ma il sistema sanitario ha retto. Il report Pne 2021

La pandemia che si è abbattuta sull’Italia dal 2020 ha messo a nudo le difficoltà e le criticità di un sistema sanitario che, tuttavia, ha saputo dimostrarsi resiliente nel corso dell’anno, a dispetto delle croniche difficoltà organizzative che la pandemia ha acuito. Questo, in estrema sintesi, lo scenario della sanità ai tempi del Covid tracciato dal Programma nazionale esiti (Pne) 2021 curato da Agenas, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e con il Dipartimento di Epidemiologia della Asl Roma 1, presentato il 15 dicembre 2021 al ministero della Salute, con la partecipazione del ministro Roberto Speranza e di Letizia Moratti, in qualità di Vice-Coordinatore Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle P.A. in collegamento video.

Il rapporto fa un primo bilancio della tenuta della rete ospedaliera durante il primo anno di pandemia, il 2020, evidenziando come la rete “tempo dipendente” abbia tenuto nonostante l’emergenza. In particolare, i ricoveri hanno subito una brusca frenata, con un calo medio del 20% rispetto al 2019 (gli urgenti sono diminuiti del 13%, gli ordinari programmati del 25%, il Day hospital del 28%). Tutto questo, tradotto in numeri, restituisce un risultato importante e preoccupante: 1milione e 720mila ricoveri totali in meno. E ancora, l’organizzazione dei sistemi screening e dei percorsi di accertamento diagnostico dei tumori ha accusato il colpo, con un impatto negativo sugli interventi chirurgici. Gli interventi per il tumore alla mammella, a causa dei mancati screening i ricoveri, sono calati del 13,6% al Nord, del 4,8% al Centro e del 6,3% al Sud e nelle Isole.

Tra i dati scoraggianti, c’è però una nota positiva: la capacità di reazione delle reti “tempo dipendenti” è rimasta elevata. È vero, i ricoveri per infarto del miocardio sono diminuiti del 12%, ma alla contrazione non è però corrisposto un aumento della mortalità generale per eventi cardiovascolari (dati Istat), mentre è cresciuta dell’1% quella a 30 giorni dal ricovero. Ciò significa che le forme più gravi di infarto sono arrivate comunque negli ospedali, dove è stata garantita una risposta tempestiva. Lo stesso discorso può essere fatto per i ricoveri per fratture di femore, dove si è registrata una contrazione rispetto al 2019 (-2%), ma anche in questo caso la tempestività degli interventi non ha subito contraccolpi.

Il Programma nazionale esiti (Pne) 2021 si presenta quest’anno con diverse novità, al fine di offrire indicazioni utili per riprogrammare la sanità del futuro a partire da alcune criticità quali la frammentarietà della casistica ospedaliera, l’inappropriatezza clinica, la bassa tempestività e la disomogeneità nell’accesso ai trattamenti, per aree territoriali e per gruppi più vulnerabili della popolazione. Insieme ai tradizionali indicatori di performance, il report ha introdotto nuove misure per valutare i volumi per singolo operatore, il timing di effettuazione di prestazioni chirurgiche salvavita e le disuguaglianze nell’assistenza sanitaria.

In tutto 184 nuovi indicatori (a fronte dei 177 della passata edizione) di cui: 164 relativi all’assistenza ospedaliera, 20 relativi all’assistenza territoriale, valutata indirettamente in termini di ospedalizzazione evitabile (14 indicatori), esiti a lungo termine (2 indicatori) e accessi impropri in PS (4 indicatori).

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