Covid, nuove linee guida dal Ministero: come riconoscerlo ed efficacia dei test rapidi

Con una circolare firmata dal direttore generale Giovanni Rezza, il Ministero della Salute aggiorna le linee guida precedentemente espresse per riconoscere l’infezione da Covid, ai fini della sorveglianza, con uno sguardo anche alle nuove strategie di testing e screening. Tutto questo “considerando l’evoluzione della situazione epidemiologica, le nuove evidenze scientifiche e le indicazioni pubblicate dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie”. Dal punto di vista clinico, è necessario il riscontro di uno dei seguenti sintomi: tosse, febbre, dispnea, esordio acuto di anosmia, ageusia o disgeusia. Dal punto di vista epidemiologico poi serve almeno un link: un contatto stretto con un caso confermato Covid nei 14 giorni precedenti l’insorgenza dei sintomi oppure essere residente/operatore, nei 14 giorni precedenti l’insorgenza dei sintomi, in contesti sanitari (ospedalieri e territoriali) e socioassistenziali/sociosanitari quali RSA, lungodegenze, comunità chiuse o semichiuse in cui vi sia trasmissione del virus.

Per quanto riguarda la classificazione dei casi, il Ministero distingue fra caso possibile, ovvero una persona che soddisfi i criteri clinici, caso probabile, sintomi e link epidemiologico, e caso confermato, in presenza di una persona che soddisfi il criterio di laboratorio (con obbligo di segnalazione del solo ultimo caso). All’interno della stessa circolare ministeriale, sono introdotti importanti aggiornamenti su testing e screening: in sostanza il test antigenico, detto anche rapido, viene equiparato a quello molecolare, che tuttavia rimane il gold standard internazionale per la diagnosi di Covid  in termini di sensibilità e specificità: “I test antigenici rapidi – si legge nella circolare – rilevano la presenza di proteine virali (antigeni). Sono disponibili diversi tipi di test antigenico, dai saggi immunocromatografici lateral flow (prima generazione) ai test a lettura immunofluorescente, i quali hanno migliori prestazioni. I test di ultima generazione sembrano mostrare risultati sovrapponibili ai test molecolari“.

Il Ministero della Salute sottolinea: “I tempi di lettura dell’esame sono brevi, ma la sensibilità e specificità dei test di prima e seconda generazione tendono ad essere inferiori a quelli del test molecolare e variano sensibilmente in funzione del momento di prelievo del campione. Nei casi in cui saggi antigenici rapidi di ultima generazione o test molecolare non siano disponibile, o i tempi di risposta siano eccessivi, precludendone l’utilità clinica e/o di salute pubblica, si raccomanda il ricorso a test antigenici rapidi che abbiano i seguenti requisiti minimi di performance: ≥80% di sensibilità e ≥97% di specificità. I risultati del test antigenico rapido vanno interpretati in base alla situazione epidemiologica della popolazione studiata. In un contesto ad alta prevalenza, i test antigenici rapidi avranno un PPV (Positive Predicted Value) elevato. Pertanto, è probabile che la positività di un test antigenico rapido sia indicativa di una vera infezione, non richiedendo conferma con test RT-PCR (ovvero molecolare). Viceversa, in un contesto di bassa prevalenza, i test antigenici rapidi avranno un NPV (Negative Predicted Value) elevato ma un PPV basso. Pertanto, se utilizzati correttamente, i test antigenici rapidi in un contesto a bassa prevalenza dovrebbero essere in grado di rilevare un caso altamente contagioso. In questo caso, un risultato positivo richiederà una conferma immediata”.

 

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