Rsa e Covid: il punto sulla Toscana tra criticità e misure preventive

L’obiettivo di portare i temi dell’assistenza socio-sanitaria italiana su un piano nazionale non può che partire dal monitoraggio del territorio e da un dialogo diretto con le varie regioni. Per questo Confcommercio Salute Sanità e Cura torna ad aggiornarsi sullo “stato di salute” della Toscana nell’ampio settore del socio-sanitario e a riprendere il discorso già affrontato alcuni mesi fa sul format d’approfondimento Salute in Rete con Simona Palazzoli, presidente di Confcommercio Salute Toscana.

Dottoressa Palazzoli, partiamo da marzo 2020. Come la Toscana ha affrontato l’emergenza Coronavirus nel socio-sanitario?

«Regione Toscana ha attivato già da marzo 2020 una serie di task force, per monitorare la situazione all’interno delle strutture socio-sanitarie e intervenire laddove ci siano casi di positività al Covid-19. Questo perché all’interno delle strutture della Toscana come le Rsa non sono presenti medici ed era necessario intervenire con forze di tipo sanitario piuttosto che socio-sanitario. Se in una prima fase era previsto un trasferimento dei positivi in ospedale, successivamente questi non hanno più potuto garantire la presa in carico dei contagiati residenti nelle strutture. Ma questo è un problema più ampio e di interesse nazionale. Le ordinanze regionali hanno convenuto quindi nella trasformazione delle Rsa stesse in strutture Covid».

E a questa “seconda ondata” di contagi come stanno reagendo le Rsa toscane? Quali misure preventive e d’intervento si stanno mettendo in atto?

«Ora la tendenza è quella di creare bolle Covid nelle Rsa, setting assistenziali per i soggetti contagiati all’interno delle strutture, ben separati dagli altri spazi. Il tutto con l’appoggio delle task force. Nei casi in cui il personale Rsa dovesse essere impossibilitato ad accedere alla struttura, perché in malattia o in quarantena, interviene la task force».

Sono arrivate poi nuove disposizioni, con l’ultima ordinanza regionale per la Toscana, in vigore dal 19 ottobre, che individua le misure da adottare nelle Rsa per prevenire possibili trasmissioni di infezione e il contenimento del virus…

«Le nuove disposizioni regionali definiscono, in particolare, le modalità di accesso alle strutture socio sanitarie e tengono conto anche di altri scenari come la positività accertata all’interno della struttura, il personale in situazione di emergenza. Eventuali eccezioni al divieto di visite saranno valutate dalle direzioni delle singole strutture. Vengono date anche indicazioni in merito a nuovi ingressi nel domicilio, indicazioni sulle campagne vaccinali per operatori del settore e per i soggetti più a rischio e impediscono ai residenti delle Rsa di lasciare la struttura se positivi al Coronavirus».

Queste le soluzioni messe in atto dalla regione e dalle Rsa della Toscana. Parlando invece di criticità e nuove problematiche, cosa è necessario sottolineare?

«Fortunatamente la situazione in Toscana sul fronte Covid è meno grave rispetto ad altre regioni. Tuttavia le criticità esistono anche qui. È necessaria una maggior tempestività nella diagnosi e la possibilità di disporre di test molecolari. Soprattutto, non c’è uguale tempestività fra i test fatti agli ospiti delle Rsa e quelli fatti agli operatori socio-sanitari. Sono questi ultimi a dover attendere un tempo eccessivo: questo è un problema, se consideriamo che allo stato attuale la diffusione del contagio all’interno delle strutture è più collegata agli operatori che agli ospiti. L’ultima ordinanza regionale comunque dispone di eseguire i test sierologici rapidi o i tamponi molecolari a tutti gli operatori e ospiti delle strutture sociosanitarie e di accoglienza, con particolare riferimento alle Rsa e Rsd».

Si parla ultimamente dell’isolamento degli anziani, con l’intento di proteggerli dal contagio, come una scelta sbagliata. Ricordiamo che abbiamo sempre a che fare con famiglie e categorie fragili di persone: come garantire la protezione dell’ospite di un’Rsa senza isolarlo?

«Purtroppo abbiamo evidenziato, già dalla prima fase dell’emergenza, come l’isolamento sia stata una determinante fondamentale per creare una certa depressione all’interno delle strutture. L’obiettivo, allora come adesso, è quello di creare contatti davvero funzionali con i parenti, anche avvalendosi della tecnologia. Le persone anziane non sono però molto abituate a interfacciarsi con cellulari e tablet, così abbiamo cercato di ovviare a questo problema avvalendoci di maxischermi, in modo che la persona potesse vedere i suo cari in videoconference. Ma ciò che veramente ha funzionato, tanto da decidere di continuare su questa strada, è stato permettere al parente di entrare all’interno dell’Rsa e di poter incontrare l’ospite attraverso una vetrata. In questo senso, stiamo cercando di creare delle postazioni ad hoc per poter permettere tali incontri, fondamentali per combattere l’isolamento degli anziani».

Confcommercio Salute Sanità e Cura sta cercando di allargare a tutto il fronte nazionale, in modo sinergico, il dibattito e la programmazione sui temi del socio-sanitario. Il dialogo fra regioni e l’interfacciarsi di queste con le istituzioni è una componente fondamentale per trovare punti di incontro e colmare il gap tra pubblico e privato. Qual è il punto di vista di Confcommercio Salute Toscana?

«In questo momento di emergenza sanitaria è piuttosto difficile creare sinergie reali fra regioni in Italia: ogni regione è portata a pensare in ottica territoriale. Ma bisogna partire da un concetto fondamentale: se questa è un’emergenza sanitaria nazionale, le Rsa non sono di per sé strutture sanitarie. Andrebbero quindi aiutate e sostenute. Credo che sia importante trovare una linea comune e dialogare con le istituzioni. A livello nazionale, sarebbero necessarie dal Governo linee più precise e condivise che spingessero le regioni a dialogare e collaborare. Confcommercio Salute Toscana sarebbe disponibile a creare un tavolo di lavoro, magari virtuale per un confronto produttivo fra regioni su questi temi, individuando valori e best practice da cui partire per un discorso più ampio e di respiro nazionale».

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