Il Ministero della Salute renda pubblici, prestazione per prestazione, i criteri tecnici ed economici utilizzati per determinare il nuovo tariffario dei Livelli Essenziali di Assistenza. È la richiesta che Conf Salute Healthcare, CIMEST e SBV Nazionale rivolgono al Ministro Orazio Schillaci dopo l’approvazione del nuovo decreto tariffario, annunciando che, in assenza di un confronto trasparente e fondato su dati verificabili, sono pronti a impugnare il provvedimento nelle sedi competenti.
Per le tre organizzazioni resta una domanda fondamentale: quanto costa realmente, oggi, erogare una prestazione sanitaria nel rispetto degli standard di qualità, sicurezza, personale, tecnologia e accreditamento richiesti dal Servizio sanitario nazionale? È da questa risposta, sostengono, che dovrebbe derivare ogni tariffa.
Secondo Conf Salute Healthcare, CIMEST e SBV Nazionale, l’aumento registrato negli ultimi anni dei costi del personale, dei rinnovi contrattuali, dell’energia, dei dispositivi medici, delle tecnologie e degli obblighi organizzativi non trova ancora un adeguato riscontro nel nuovo sistema tariffario.
«I LEA non possono essere garantiti sulla carta e finanziati sotto costo nella realtà. Se una prestazione viene sistematicamente remunerata al di sotto del suo costo effettivo, è a rischio la capacità stessa del Servizio sanitario nazionale di assicurare concretamente i Livelli Essenziali di Assistenza».
Le associazioni chiedono quindi al Ministero di pubblicare integralmente la metodologia utilizzata per definire le nuove tariffe, rendendo disponibili studi, dati, criteri e analisi dei costi che ne hanno guidato la determinazione.
«Non contestiamo soltanto il valore economico delle tariffe. Contestiamo soprattutto l’impossibilità, per chi quelle prestazioni le eroga ogni giorno, di verificare il percorso tecnico che ha portato alla loro definizione. Chiediamo un principio semplice: che ogni tariffa sia accompagnata da una metodologia conoscibile e verificabile».
Per Conf Salute Healthcare, CIMEST e SBV Nazionale, l’intesa raggiunta in Conferenza Stato-Regioni non risolve il problema di merito: una tariffa è adeguata solo se remunera correttamente il costo della prestazione richiesta dagli standard del Servizio sanitario nazionale.
Secondo le associazioni, tariffe inferiori ai costi reali produrrebbero inevitabilmente una riduzione dell’offerta convenzionata, liste d’attesa più lunghe, maggiori difficoltà economiche per le strutture sanitarie accreditate e una crescita della spesa sanitaria sostenuta direttamente dai cittadini.
Le associazioni chiedono quindi al Ministro Schillaci di aprire un confronto tecnico fondato su dati verificabili e, in assenza di modifiche sostanziali, annunciano che impugneranno il decreto e adotteranno ogni ulteriore iniziativa istituzionale, sindacale e giudiziaria a tutela delle strutture accreditate e dei cittadini. «Questa volta non assisteremo passivamente a decisioni che incidono sulla sostenibilità di chi garantisce ogni giorno milioni di prestazioni sanitarie. Chiediamo trasparenza, confronto e tariffe realmente coerenti con i costi di produzione. Il Governo si assuma fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte».











