Dosi Unitarie Personalizzate: un tema aperto per la rete territoriale

E’ sempre rilevante l’attenzione che Conf Salute Healthcare dedica al tema delle Dosi Unitarie Personalizzate (DUP), già al centro di diversi momenti di confronto promossi dall’associazione a livello territoriale e nazionale, coinvolgendo strutture socio-sanitarie, professionisti e istituzioni.

In questa direzione si inserisce il contributo di Massimo Farina con l’approfondimento “La gestione delle Dosi Unitarie Personalizzate: dall’aderenza terapeutica al governo della terapia e dell’appropriatezza nella rete territoriale”, presentato anche in occasione di Cosmofarma Exhibition 2026, tenutosi dall’8 al 10 maggio a Bologna.

L’articolo propone una riflessione sul ruolo delle DUP come processo organizzativo strutturato, soffermandosi non solo sugli aspetti legati all’aderenza terapeutica ma anche sui temi della gestione della terapia, della tracciabilità dei processi, della sicurezza delle cure e dell’appropriatezza prescrittiva, in particolare nei contesti delle RSA e della rete territoriale.

Il contributo ripercorre inoltre alcuni elementi emersi nei diversi contesti regionali già oggetto di confronto da parte di Conf Salute Healthcare – tra cui Liguria, Toscana e Veneto – evidenziando come il tema delle DUP continui ad assumere una rilevanza crescente all’interno dell’evoluzione organizzativa dei servizi socio-sanitari territoriali.

Tra gli aspetti approfonditi nel testo anche l’integrazione tra modelli DUP e processi strutturati di medication review e deprescribing, tema oggi al centro di esperienze applicative sviluppate in collaborazione tra Farmacia dei Servizi, RSA e aziende sanitarie territoriali. Un’evoluzione che richiama l’attenzione sulla necessità di rafforzare strumenti e modelli capaci di supportare appropriatezza clinica, sicurezza degli ospiti e sostenibilità organizzativa.

L’analisi riportata nell’articolo evidenzia inoltre alcuni impatti organizzativi legati all’introduzione delle DUP nelle RSA, con particolare riferimento alla riduzione del rischio clinico, alla maggiore strutturazione dei processi di gestione della terapia e alla possibilità di riallocare tempo assistenziale verso attività a più alto valore aggiunto.

Per approfondire

Leggi qui il testo integrale dell’articolo di Massimo Farina

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