Come curare il Covid a casa? Il vademecum dell’Ordine dei Medici della Lombardia

Nell’attesa di un vaccino anti-Covid, sono in tanti a porsi questa domanda: come curare il Coronavirus in casa se si risulta positivi? Un quesito tanto comprensibile quanto complesso, dal momento che ad oggi non esiste una linea precisa sulle cure da seguire in casa. Inoltre, cosa fare se si avvertono i sintomi del virus? Quando sono necessari accertamenti? Quali i farmaci da evitare? Come agire contro la tosse? A questi e altri dubbi ha risposto la Federazione Regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Lombardia, con un vademecum per gestire la malattia. Dalla comparsa dei sintomi alla corretta diagnosi, dai medicinali da prendere alle indicazioni sull’ossigenoterapia e sulle varie vaccinazioni: scopriamo quali sono i punti del vademecum.

Per prima cosa, è necessario classificare i pazienti in casi accertati, ovvero soggetti con tampone nasofaringeo molecolare o antigenico positivo, e casi sospetti, ovvero paziente con sintomatologia compatibile con infezione da Sars-CoV-2 con esito tampone non ancora effettuato o soggetto con esito tampone nasofaringeo.

Cosa fare se ci sono sintomi? In caso di una sintomatologia compatibile con infezione da Covid, è fondamentale il raggiungimento di una diagnosi definitiva nel minor tempo possibile. In questi casi è consigliato l’utilizzo del metodo diagnostico che fornisca un risultato attendibile nel minor tempo possibile. In particolare, in condizioni di elevata circolazione virale la performance del test antigenico rapido su tampone nasofaringeo è ritenuta accettabile.

Cosa fare se il tampone è positivo o elevato sospetto? Fondamentali sono gli approfondimenti diagnostici nel paziente con infezione accertata o con elevato sospetto nonostante il tampone sia negativo.

Quando effettuare ulteriori accertamenti? Approfondimenti sono necessari nel caso di elevato sospetto clinico e tampone antigenico rapido negativo con successiva esecuzione di tampone molecolare nasofaringeo; in caso di paziente con sintomatologia persistente (per più di 5 giorni) o valutato ad elevata probabilità di progressione clinica, Anemia falciforme, Diabete

Mellito di tipo 2, esecuzione di ulteriori accertamenti ematochimici comprensivi di emocromo+formula, creatinina, ALT, PCR, D-dimero e LDH; nel soggetto con sospetta polmonite in base alla valutazione clinica/telefonica o in caso di riscontro di dispnea soggettiva. Consigliata la valutazione quanto prima ove disponibile presso Hot spot Covid per esecuzione di ecografia torace.

Come trattare i sintomi? Uso del paracetamolo – In caso di sintomatologia evidente, utilizzare il paracetamolo nel trattamento della febbre (fino a 3g/die, divisi in 3 dosi, ad almeno 6 ore di distanza). Necessaria un’abbondante idratazione per via orale se non controindicata. In caso di diarrea evitare trattamenti che riducano la motilità intestinale e supportare con idratazione orale. Ricordare l’importanza di una corretta alimentazione. Si possono utilizzare sedativi per la tosse al bisogno (se interferenza con il sonno). Tosse e dispnea potrebbero migliorare con l’auto-pronazione.

Cosa non fare? Partendo dal presupposto che al momento nessun trattamento ha dimostrato un chiaro beneficio in pazienti la cui severità imponga l’ospedalizzazione, vi sono in ogni caso alcune terapie controindicate, poiché non hanno dimostrato nessun tipo di efficacia in nessun setting ed espongono il paziente a potenziali rischi ingiustificati se somministrate senza adeguato monitoraggio.

Quali sono i farmaci da evitare? Tra questi sono da citare l’antiretrovirale lopinavir/ritonavir (moderata, forte), l’antibiotico azitromicina (moderata, forte) e l’antimicrobico/immunomodulante idrossiclorochina 6-9 (moderata, forte). È in particolare sconsigliato l’utilizzo di azitromicina, fatti salvi quei casi in cui vi sia il fondato sospetto di contestuale infezione batterica.

Terapia steroidea Ad oggi, in pazienti ospedalizzati con malattia grave

è stato dimostrato un beneficio in termini di sopravvivenza della terapia steroidea. Appare ragionevole, previa valutazione del rapporto rischio-beneficio individuale e considerando eventuali comorbosità, l’utilizzo della terapia steroidea per os anche sul territorio, unicamente in quei pazienti presentino una saturazione minore del 94%, almeno 5-7 giorni di sintomatologia febbrile con richiamo polmonare e polmonite diagnosticata mediante valutazione obiettiva e/o ecografia polmonare.

Altri consigli sulla profilassi antitrombotica La profilassi antitrombotica deve essere evitata in tutti quei pazienti che abbiano un alto rischio di sanguinamento e/o di caduta a terra. Va inoltre assolutamente evitata in tutti quei pazienti che presentino storia di trombocitopenia indotta da eparina. Da evitare la somministrazione di eparina a dosaggio anticoagulante in assenza di sospetto clinico e/o radiologico di trombosi venosa profonda.

L’ossigenoterapia domiciliare In questo caso è necessario valutare caso per caso la possibilità in soggetti con bassa probabilità di progressione di malattia la prescrizione di ossigenoterapia domiciliare in caso di SO2 <94% preferibilmente dove disponibile dopo appropriata valutazione presso Hot spot. In caso di impostazione di terapia di supporto con ossigeno domiciliare è consigliato incrementare il monitoraggio del paziente con almeno 2 contatti giornalieri.

L’importanza della vaccinazione antinfluenzale Infine, il documento redatto dall’Ordine dei medici della Lombardia sottolinea l’importanza della vaccinazione antinfluenzale: nello specifico, questa ha dimostrato di ridurre la mortalità e le ospedalizzazioni nei soggetti di età superiore ai 65 anni. La vaccinazione antinfluenzale è pertanto fortemente raccomandata in tutti i soggetti di età superiore ai 60 anni o appartenenti a categorie inserite nel piano nazionale vaccinazione antinfluenzale. La vaccinazione antipneumococcica ove non ancora effettuata è fortemente consigliata nei soggetti di età uguale o superiore a 65 anni ovvero nei soggetti con condizioni cliniche che rientrino nel piano nazionale vaccinale. Le vaccinazioni antinfluenzale e antipneumococcica possono essere somministrate in sicurezza una volta raggiunta una stabilità clinica superata la fase acuta di malattia.

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