Rsa in Italia, quale futuro? Trabucchi (Ass. Italiana Psicogeriatria): «Serve formazione e coinvolgimento delle comunità locali»

Continua la sfida di Confcommercio Salute Sanità e Cura: portare alla luce e dibattere su temi importanti del sanitario e socio-sanitario a livello nazionale. Il nuovo sito web confcommerciosalute.it si fa portavoce del progetto, offrendo più servizi e informazione alla cittadinanza e alle famiglie fragili, aprendo dialoghi proficui con le ampie sfere del socio-sanitario, operatori di settore ad esperti.

Tra gli obiettivi anche quello di osservare e orientare il futuro del sistema socio-sanitario in Italia. E proprio di futuro abbiamo parlato insieme a Marco Trabucchi, Presidente dell’Associazione Italiana Psicogeriatria. Tra i temi oggetto del dialogo quelli relativi all’emergenza Coronavirus, le criticità delle Rsa, i diritti dei soggetti più fragili e le scelte strategiche da attuale nel confronto con le istituzioni.

Dottor Trabucchi, quali sfide attendono il mondo sanitario e socio-sanitario oggi?

«Oggi l’emergenza Coronavirus ci pone di fronte a diverse sfide da affrontare: in primis la riorganizzazione dell’assistenza sul territorio e in seguito la riorganizzazione degli ospedali. In questi anni abbiamo assistito a numerosi tagli sugli ospedali in Italia, tra reparti, medici e servizi, ma solo oggi ne capiamo le conseguenze. Bisogna pensare in futuro a come riorganizzare l’assistenza medico-sanitaria e intensiva».

Basta questo a superare le sfide del presente e del futuro?

«È anche necessario riorganizzare la medicina di famiglia, perché è inutile parlare di territorio se non si sa a chi affidarlo. Da inizio pandemia a oggi il medico di famiglia non è stato in grado di reggere un’attività complessa come la gestione di un’emergenza sanitaria. I medici devono essere assunti dal Sistema Sanitario Nazionale e collocati nel cuore del distretto, per poi costruire attorno a essi una serie di servizi e aiuti. Devono diventare il perno di tutte le attività del Sistema Sanitario Nazionale. Ma i tempi per realizzare tutto questo non saranno brevi, ad oggi il territorio non sembra rispondere a queste necessità».

In questa logica si collocano le Rsa: quale la loro importanza e criticità nel pieno dell’emergenza sanitaria?

«Laddove il sistema sanitario presenta diverse criticità, l’assistenza socio-sanitaria, tra Rsa e Rsd, svolge un ruolo importante e irrinunciabile in Italia. Abbiamo bisogno di strutture residenziali dove le categorie fragili possano essere curate e assistite, evitando la rischiosa deriva dell’isolamento. Pur avendo assistito in questi anni a una cattiva gestione di alcune residenze socio-sanitarie, quella percentuale non può e non deve cancellare il lavoro prezioso di operatori di settore preparati ed efficienti».

Rsa chiamate dunque a uno sforzo importante, alla luce dell’emergenza sanitaria in atto, ma le cause delle problematiche per le strutture socio sanitarie possono essere collocate prima del 2019?

«Certo. Da anni le strutture socio-sanitarie devono anche fare i conti con finanziamenti inadeguati dalle autorità regionali. È necessario riattivare sinergie produttive tra pubblico e privato, spostando il discorso su un piano nazionale».

Eppure le Rsa assolvono ancora oggi incarichi importanti nell’interesse delle categorie più fragili…

«Le Rsa possono fare molto per la cittadinanza e possono diventare il fulcro di una serie di servizi importanti: pensiamo ai centri diurni, all’assistenza domiciliare, che oggi trova attuazione nell’Rsa Aperta, oppure agli ospedali di comunità. È chiaro: più compiti possono assolvere, più finanziamenti e spazio politico si rendono necessari».

Una problematica che impatta sulla condizione dei soggetti fragili residenti nelle strutture socio-sanitarie…

«L’isolamento di anziani e altre categorie fragili è quanto di più negativo si può fare. L’obiettivo è sempre quello di tutelare l’individuo e proteggerlo dal contagio, ma la risposta non è nell’isolamento quanto nel calore e nell’accompagnamento della persona».

Quindi, quale futuro per le Rsa in Italia? E come raggiungerlo?

«In primo luogo servono necessariamente finanziamenti mirati, premiando progetti virtuosi e produttivi in ambito sanitario e socio-sanitario. Serve poi un forte investimento sulla formazione, che ad oggi non considera il valore formativo nell’ambito delle case di riposo, Rsa e Rsd. Come Associazione Italiana di Psicogeriatria crediamo molto in questa necessità. Infine serve un coinvolgimento delle comunità locali: devono essere inserite in un dialogo vitale e stimolante. Da qui derivano iniziative come Rsa aperte, domiciliarità diffusa, progetti e scelte ponderate in grado di rendere efficiente ed essenziale il sistema socio-sanitario in Italia».

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