Anziani e farmaci, troppe somministrazioni con rischi per la salute: i dati dell’Aifa

Circa tre anziani su dieci assumono dieci o più farmaci al giorno. Tuttavia la combinazione tra molecole diverse, o tra farmaci e patologie, può rappresentare un rischio per la salute. Per migliorare la qualità di vita di questi pazienti sarebbe necessario diminuire o interrompere una sostanza che potrebbe causare effetti collaterali severi in concomitanza con altre terapie o quando a distanza di anni il trattamento perde di efficacia. Questo in breve lo scenario attuale tracciato dal primo Rapporto L’uso dei farmaci nella popolazione anziana in Italia, realizzato dall’Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali (OsMed) con il coordinamento dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

“Questo nuovo Rapporto, centrato sul consumo dei farmaci negli anziani, rappresenta uno strumento prezioso per promuovere interventi e progetti mirati a migliorare la qualità e la sicurezza dell’uso del farmaco in questa popolazione – ha commentato Silvio Brusaferro, Presidente dell’ISS – Il rapporto aiuta a comprendere diversi aspetti di questo fenomeno individuando nella deprescrizione farmacologica, ovvero nella riduzione del numero dei principi attivi prescritti, una risposta mirata per garantire una maggior sicurezza e appropriatezza delle cure. Non sempre, infatti, la prescrizione di un numero elevato di farmaci corrisponde alle migliori cure o a più salute”.

Vediamo nello specifico i dati salienti del rapporto Aifa.

  • Gli over 65 consumano in media 3 dosi di medicinali al giorno con una spesa annua pro capite di circa 660 euro (593 euro al Nord, 759 euro al Sud). Gli uomini mostrano un consumo superiore a quello delle donne;
  • Il 29% degli uomini e il 30,3% delle donne utilizzano 10 o più sostanze contemporaneamente;
  • Il consumo dei farmaci aumenta con l’età fino agli 84 anni, per poi diminuire (il cosiddetto healthy survivor effect)
  • I farmaci cardiovascolari, in particolare gli antipertensivi, sono i più prescritti (8 over 65 su 10 ne assumono almeno uno), seguiti dai farmaci gastrointestinali e del metabolismo, dagli antibatterici e dai farmaci del sangue ed organi emopoietici;
  • Il colecalciferolo è la molecola più usata (circa 4 donne su 10 ne hanno ricevuto almeno una dose), seguita dall’acido acetilsalicilico per la prevenzione cardiovascolare;
  • Nelle donne la prevalenza di farmaci per il trattamento dell’osteoporosi è pari al 48,4%;
  • Le donne hanno una maggiore prevalenza d’uso di antidepressivi (19,3% contro il 10,6% negli uomini) e di farmaci per la terapia del dolore (17,1% vs 11,5%);
  • Nei pazienti in trattamento con farmaci per demenza si segnala un carico di farmaci psicotropi (antidepressivi, antipsicotici, anti-Parkinson e antiepilettici), spesso prescritti in modo inappropriato;
  • In associazione ad alcuni farmaci per il trattamento del morbo di Parkinson/parkinsonismo, si assiste ad un uso concomitante di farmaci per l’ulcera peptica e malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE);
  • Nella popolazione ultranovantenne i farmaci più utilizzati sono gli antipertensivi, gli antiaggreganti, i farmaci per l’ulcera peptica e MRGE e gli ipolipemizzanti;
  • Dal monitoraggio del registro REPOSI sull’uso dei farmaci in ospedale emerge un incremento in ingresso e dimissione dei principi attivi in grado di causare allungamento dell’intervallo QT e il rischio di emorragie gastrointestinali;

L’uso dei farmaci nella popolazione anziana nelle Rsa

Dall’analisi sull’utilizzo dei farmaci nelle Rsa in cinque Regioni italiane (Bolzano, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Umbria) emerge come nel 2019 la spesa per giornata di degenza (pari a 1,30 euro) e il consumo (pari a 797,9 DDD/100 giornate di degenza) siano in riduzione rispetto all’anno precedente (rispettivamente di -1,6% e -5,2%). I farmaci cardiovascolari, quelli attivi sul metabolismo e tratto gastrointestinale, i farmaci del sangue e quelli del sistema nervoso centrale sono risultati quelli a maggior consumo.

L’impatto del Covid sull’uso dei farmaci negli over 65

Nel 2020, a causa della pandemia da Covid, nella popolazione over 65 si è registrato rispetto al 2019 un decremento del consumo degli antibiotici e dei Fans, attribuibile alla riduzione della trasmissione di patologie infettive delle alte e basse vie respiratorie. In compenso:

  • La categoria degli anticoagulanti ha subito il maggiore incremento, attribuibile all’aumento delle prescrizioni per eventi tromboembolici correlati al virus;
  • Le nuove prescrizioni hanno subito una contrazione maggiore nelle fasce di età più giovani (in particolare 65-69 anni), perché è in queste fasce di età che più comunemente vengono formulate nuove diagnosi di malattie croniche e intrapresi nuovi trattamenti farmacologici. Il decremento maggiore in termini di prevalenza di utilizzo, invece, si osserva nelle fasce di età molto avanzate.

 

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