Covid e vaccino, quali obblighi per datore di lavoro e lavoratore? Gli spunti dal Webinar di Conf. Salute

Dialogare con esperti del settore fornendo risposte al dibattito che coinvolge le ampie sfere del settore socio-sanitario: Covid e vaccinazione, quali obblighi per datore di lavoro e lavoratore? Questo l’obiettivo del webinar organizzato da Confcommercio Salute Sanità e Cura e tenutosi giovedì 18 febbraio 2021 (trovate le slide relative al webinar nella fotogallery). Il seminario online ha visto professionisti del settore analizzare risvolti normativi e soluzioni nella gestione delle campagne vaccinali nelle realtà socio sanitarie, dove ideologie personali si scontrano con doveri contrattuali del datore del lavoro, sia verso i dipendenti che verso gli utenti dei servizi.

Al webinar, moderato da Francesco Basenghi, Ordinario di diritto del lavoro all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, hanno partecipato Giuliano Gazzola, Giuslavorista, saggista in materia di lavoro e welfare, già parlamentare e docente universitario e Barbara Maiani, Responsabile nazionale relazioni sindacali Confcommercio Salute Sanità e Cura, con introduzione di Luca Pallavicini, Presidente Nazionale di Confcommercio Salute Sanità e Cura. Cosa è emerso dal webinar? Quali i punti salienti del confronto fra esperti? Quali risposte sono state fornite? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Barbara Maiani.

Dottoressa Maiani, quali sono i punti e le problematiche che il webinar di Confcommercio Salute ha voluto mettere a fuoco?

«In primo luogo abbiamo voluto affrontare il tema dell’obbligo o meno della vaccinazione in ambiente socio-sanitario, cercando di inquadrare le misure che il datore di lavoro può adottare in questa fase. Al momento non esiste infatti un obbligo di legge alla vaccinazione, bensì un obbligo indiretto del datore di lavoro a sorvegliare i propri dipendenti e guidarli in un percorso di consapevolezza dell’importanza di vaccinarsi. In settori diversi dal socio-sanitario appare meno evidente e importante il fatto che il dipendente accetti o meno di sottoporsi alla vaccinazione: qui invece assistiamo al conflitto fra diritto alla salute e scelta della cura e la tutela della salute dei soggetti più fragili, ovvero le persone anziane e disabili. Quali sono quindi i doveri del datore di lavoro in questa fase di incertezza normativa? Il seminario è stato poi improntato su una logica molto operativa: posto che la maggioranza dei giuristi sia orientata verso un obbligo alla vaccinazione per il lavoratore socio-sanitario, con tutte le conseguenze derivanti da un suo eventuale rifiuto, abbiamo cercato di fornire risposte operative. Cosa fare quindi quando si verificano determinati punti di conflitto tra datore di lavoro e lavoratore? Cosa dovrebbe fare, per esempio, il datore di lavoro quando assume nuovo personale? Dovrebbe richiedere la vaccinazione? In quale misura? Cosa dovrebbe fare poi chi si occupa di sicurezza nelle strutture socio-sanitarie? Abbiamo poi toccato il tema dell’articolo 2087 del  Codice Civile, che richiede che il datore di lavoro adotti tutte le misure e tecniche per ridurre al minimo il rischio e tutelare il lavoratore».

Per ogni problematica presa in considerazione, quali sono state le risposte fornite?

«La prima domanda che è stata posta ha riguardato la necessità o meno di un aggiornamento del modello organizzativo delle aziende relativamente a vincoli e obblighi alla vaccinazione. Noi crediamo che sia necessario un aggiornamento: vi è un modello organizzativo che può essere redatto ai sensi dell’articolo 30 del decreto 81 del 2008, il Testo Unico sulla Sicurezza: tale testo tiene conto in maniera precisa degli obblighi di sicurezza. Altra domanda è stata: “Cosa dovrebbe fare il datore di lavoro in ottica di assunzione del nuovo personale? L’obbligo di vaccinazione è vincolante per l’assunzione?” Noi riteniamo che, in questa fase, ciò non dovrebbe essere vincolante: potrebbe esserlo un giorno, ma di fatto se oggi noi imponessimo l’obbligo di vaccinazione come requisito pre-assunzionale, imporremmo un obbligo non realizzabile. Cosa si può fare quindi? Il datore di lavoro può, anzi deve, informare il lavoratore sul fatto che il vaccino sia considerato una forma di prevenzione e protezione: da ciò ne deriva che, quando vi sarà l’occasione di potersi vaccinare, il lavoratore avrà l’obbligo indiretto di farlo. Altra domanda emersa dal webinar: “e se un lavoratore non può vaccinarsi, per motivi di salute o per allergie?” In questo caso si può consigliare al lavoratore una visita dal medico competente per poter accertare effettive controindicazioni al vaccino. Il medico competente indicherà quindi al lavoratore gli strumenti di prevenzione alternativi al vaccino. In questo caso, ovviamente, il lavoratore non può incorrere in una sospensione dell’attività lavorativa. Altra domanda interessante è stata: “Un lavoratore che contrae il Covid dopo un suo rifiuto alla vaccinazione, può essere considerato infortunio sul lavoro?” In questo caso il datore di lavoro non può decidere se tale patologia rientra tra la casistica dell’infortunio o la malattia: è il primo medico a dover decidere. Il datore di lavoro dovrà poi fare denuncia all’Inail (che sarà l’ultimo decisore) e indicare tutte le informazioni in suo possesso: in questo caso è importante rendere noto all’Inail che il datore di lavoro ha precedentemente proposto al lavoratore la vaccinazione ricevendo un suo rifiuto in forma scritta. A quel punto sarà l’Inail a decidere se tale patologia rientra nell’infortunio o meno. Abbiamo poi trattato, in misura meno approfondita, la questione legata alla conseguenze per il lavoratore che rifiuta la vaccinazione: contiamo di approfondire meglio tale questione in un successivo webinar, tuttavia la conseguenza prevede la possibilità che il lavoratore venga sospeso dal lavoro senza diritto alla retribuzione qualora il medico lo giudichi inidoneo all’attività lavorativa. Come Confcommercio Salute sosteniamo una linea più morbida in questo senso: tale fatto non giustifica un licenziamento del lavoratore e vi sarà sempre il modo di rimettere la decisione all’autorità pubblica, che si pronuncerà dichiarando giusta o meno la decisione del datore di lavoro».

Stando a ciò che è emerso dal seminario, quanto è importante quindi il dialogo e la comunicazione tra datore di lavoro e lavoratore?

«Durante il webinar abbiamo avuto modo di toccare l’argomento e constatare l’importanza di dialogo tra le due parti. Tra le misure suggerite ai datori di lavoro vi è quella di fare più spesso riunioni con il personale per informarlo e spiegare perchè è così importante vaccinarsi, coinvolgendo anche le parti sociali. Spesso è soltanto la paura e la non conoscenza delle informazioni a spingere il personale verso un rifiuto del vaccino».

Sottolineando l’utilità e la necessità di tali confronti fra esperti del settore, quando si terrà il prossimo webinar di Confcommercio Salute e quale tema verrà affrontato?

«Obiettivo è quello di proporre un webinar ogni mese. Siamo partiti a febbraio e continueremo a marzo, sicuri dell’utilità del dialogo tra esperti del settore e cittadinanza. Il prossimo webinar è in programma per giovedì 18 marzo 2021, parleremo di assistenza di lungo periodo e Silver Fundraising».

 

 

 

 

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