Welfare, cure e salute di famiglie e anziani: i dati del rapporto Cerved 2022 su cui occorre riflettere

Anche a causa del Covid, nel 2021 oltre la metà delle famiglie italiane (50,2%) ha rinunciato a prestazioni sanitarie per problemi economici, indisponibilità del servizio o inadeguatezza dell’offerta. In parallelo la spesa delle famiglie per la salute, l’assistenza agli anziani e l’istruzione è aumentata. E’ il dislivello fra la crescita della domanda e l’adeguatezza dell’offerta rilevato dal Bilancio di welfare delle famiglie italiane 2022 presentato dal Gruppo Cerved.

Il quadro delle spese

Nel 2021, come ricostruito dal rapporto, le famiglie italiane hanno speso 136,6 miliardi per prestazioni di welfare, oltre 5mila euro a famiglia, pari al 17,5% del reddito netto. Il rapporto analizza la spesa di welfare delle famiglie, che vale il 7,8 per cento del Pil, registrando in crescita le spese per salute (38,8 miliardi), assistenza agli anziani (29,4 miliardi) e istruzione (12,4 miliardi, mentre sono in calo quelle per assistenza ai bambini (6,4 miliardi), assistenza familiare (11,2 miliardi), cultura e tempo libero (5,1 miliardi). E’ soprattutto il cambiamento delle strutture familiari a generare nuovi bisogni, aumentando il gap con l’offerta: cambiamento degli stili di vita e dei modelli di relazione familiare; frammentazione delle strutture familiari; impatto sulla famiglia dell’invecchiamento della popolazione.

Rinuncia alle cure e motivi

Secondo il rapporto, è aumentato il numero di famiglie che hanno rinunciato a prestazioni di welfare: 50,2% nella sanità; 56,8 nell’assistenza agli anziani; 58,4 nell’assistenza ai bambini; 33,8 nell’istruzione. Nell’ultimo anno più di metà delle famiglie ha rinunciato a prestazioni sanitarie e nel 13,9% dei casi si è trattato di rinunce rilevanti.

Influiscono sulle rinunce tre motivazioni principali: per la salute, la pandemia ha provocato restrizioni nella disponibilità di servizi sanitari e rinvio delle cure da parte degli stessi cittadini per timore del contagio. Una seconda causa di rinuncia è economica e riguarda la difficoltà nel sostenere il costo delle prestazioni. Ma per la maggior parte le principali motivazioni riguardano l’inadeguatezza dell’offerta, specie nell’assistenza agli anziani: più del 60% delle famiglie rinuncia a questi servizi giudicandoli di qualità insufficiente o per prestazioni non disponibili.

L’indagine, è stata condotta su un campione di 4.005 famiglie di tutte le regioni italiane, stratificate per condizione economica e per composizione del nucleo familiare. Le rilevazioni sono state eseguite in diverse fasi negli ultimi due anni, dal lockdown della primavera 2020 a novembre 2021.

Gli anziani e le scarse risposte del sistema

Il punto dolente del rapporto fra i servizi e il nuovo assetto familiare è rappresentato dal crescente numero di anziani che non trovano risposta adeguata nel sistema di welfare: quattro milioni di anziani, 28,9% del totale, vivono soli e le famiglie con anziani o con altre persone bisognose di aiuto sono 6,5 milioni. Nel 67,3% di queste l’assistenza è prestata esclusivamente da familiari, senza l’ausilio di servizi.

Le 10 proposte di Cerved

A margine del rapporto, Cerved ha presentato 10 proposte per un nuovo modello di welfare nazionale:

Scegliere il modello della sussidiarietà;
Incoraggiare il welfare aziendale;
Misurare l’impatto sociale dei progetti;
Rendere più selettiva la spesa pubblica;
Evitare un futuro di anziani poveri, rilanciare la previdenza complementare;
Investire sull’assistenza agli anziani;
Avviare la creazione di un sistema nazionale Long Term Care a contribuzione privata;
Sviluppare i servizi sanitari di prossimità e prevenzione;
Allineare l’Italia ai livelli di istruzione europei, aiutare le famiglie a sostenere il percorso formativo dei figli;
Conciliare la vita e il lavoro, sostenere le pari opportunità.

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